Collezione D’Errico Museo nazionale di Matera sede Lanfranchi

Giacobbe contempla la tunica insanguinata del figlio Giuseppe

Aniello Falcone, terzo decennio del XVII secolo, Palazzo Lanfranchi

L’altissima qualità dell’opera insieme al forte contrasto tra i toni chiari e le zone in ombra, la formidabile reattività dei bianchi alla luce e al contempo il crudo naturalismo con cui è rappresentato il tema sacro, portò Camillo d’Errico a pensare di possedere un’opera di Caravaggio.

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  • Aniello Falcone
  • terzo decennio del XVII secolo
  • Piazzetta Pascoli, 1, 75100 Matera MT
  • Dipinto
  • Olio su tela
  • cd. 206
  • cm. 126x153 con cornice 156x183
  • Museo Nazionale di Matera

Per la qualità formale ed espressiva l’opera può essere certamente inserita tra le più importanti del primo Seicento napoletano e, dopo un lungo dibattito specialistico, durante il quale si pensava appartenesse ad ambienti fiamminghi, si è giunti a collocarla nel catalogo di Aniello Falcone, uno dei più noti esponenti della pittura napoletana del Seicento. 

Il dipinto, datato all’inizio degli anni ’30 del XVII secolo, si inserisce nella produzione giovanile del pittore per la stretta ascendenza caravaggesca del

Il soggetto del dipinto, non frequente nei quadri di ambiente napoletano, è l'episodio della Genesi che narra del vecchio Giacobbe al quale viene mostrata la tunica del figlio Giuseppe, macchiata dai fratelli con sangue di capra. 

Una suggestiva ipotesi vorrebbe riconoscere l’opera nel quadro ‘Giacob che vede la veste insanguinata di Giuseppe suo figlio mostratagli dai fratelli di esso’ di Mattia Preti, descritto da Bernardo De Dominici nelle ‘Vite de’ pittori del 1745, all’interno della lussuosa residenza partenopea di Giangiacomo de Marinis, marchese di Genzano e principe di Palazzo san Gervasio.

Mostre

  • Matera, Per il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata, giugno 1999-febbraio 2000
  • Palazzo San Gervasio, Camillo d’Errico. Le passioni di un collezionista, giugno 2014 aprile 2015
  • Matera mostra malta
  • Conversano, Artemisia e i pittori del conte. La collezione di Gian Girolamo II di Acquaviva D’Aragona, aprile settembre 2018

Bibliografia

  • De Dominici, Vite de’ pittori, scultori architetti napoletani 1742- 1745 III, p. 374
  • Bologna, Battistello Caracciolo e il primo naturalismo a Napoli, Napoli 1991, p.150, 164 fig. 158
  • Galante, I dipinti napoletani della collezione d’Errico (secc.XVII-XVIII), Congedo Galatina 1992, p. 172-173
  • Bologna, Per Giovanni Ricca: con qualche aggiunta a Enrico Fiammingo, al monrealese e a Giovan Giacomo Manecchia, in Scritti in onore di Raffaello Causa: saggi e documenti per la storia dell’arte 1994-1995 i Ricerche sul ‘600 napoletano 1996 p.34, nota 12.
  • Manieri Elia, Un esempio di mecenatismo meridionale. L’Ente Morale Pinacoteca e Biblioteca Camillo d’Errico, in Studi in onore di Michele D’Elia Matera1996 p.478, 481, 482, 486, 487 note 2, 21 fig. 2, 3
  • R.Lattuada, Dipinti della collezione d’Errico di Palazzo san Gervasio, catalogo della mostra ‘Per il museo….’ Paparo 1999 p. 12-15
  • R.Lattuada, Dipinti della collezione d’Errico, Paparo Napoli 2002 p. 12-13
  • Causa, La strategia dell’attenzione. Pittori a Napoli nel primo Seicento, Napoli 2007 pp.93-94, 121 nota 26, fig.31
  • Spinosa, in Ritorno al barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli Milano 2009, I Vol, p 119-120 scheda 1.43
  • Galante, in Tra mito e storia. Protagonisti e racconti, Mazzotta editore Milano 2010 p. 16,18
  • Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli. Da Caravaggio a Massimo Stazione, Napoli 2010 p. 243-245 scheda 146
  • Della Ragione, La pittura del Seicento napoletano Napoli 2011, p. 66
  • Spinosa, Grazia e tenerezza in posa. Berardo Cavallino e il suo tempo Roma 2013 p. 44, 46-7, 275, 285, nota 45, scheda nn. 6, 19,fig, 45
  • M.V. Fontana, in Camillo d’Errico le passioni di un collezionista, De Luca editore Roma 2015 p. 42-43
  • Farina, in Artemisia e i pittori del conte. La collezione di Gian Girolamo II di Acquaviva D’Aragona, Cava de’ Tirreni 2018 p.220-227

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