Balena Giuliana

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Il racconto del cantiere dedicato al restauro della “Balena Giuliana”, il fossile del Pleistocene ritrovato nel 2006 sulle sponde della diga di San Giuliano, a pochi chilometri da Matera. 

“Balena Giuliana” è una balenottera del Pleistocene, che visse circa un milione di anni fa. Si tratta del più grande fossile di balena mai descritto e, forse, della più grande balena che abbia mai solcato le acque del Mar Mediterraneo: 26 metri per un peso tra 130 e 150 tonnellate, contro le circa 100 tonnellate del più grande dei dinosauri.

Sono queste le conclusioni di uno studio coordinato dai paleontologi dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista Biology Letters della Royal Society di Londra: un caso studio per i paleontologi di tutto il mondo. Tale scoperta, secondo i paleontologi, potrebbe consentire di rivedere l’evoluzione del gigantismo delle balene: confermerebbe la teoria secondo la quale l’aumento delle dimensioni di questi cetacei sarebbe, dal punto di vista evolutivo, una risposta alle glaciazioni avvenute sulla Terra negli ultimi 2 milioni di anni.

La ricerca avviata sullo scheletro fossile ha coinvolto il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania e il Directorate Earth and History of Life, Royal Belgium Institute of Natural Sciences di Bruxelles.

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Circa un milione e mezzo di anni fa, l’altipiano murgiano era interamente sommerso e abitato da creature marine come la “balena Giuliana” che è tornata a far parlare di sé, in tempi recenti, grazie allo studio coordinato dai paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, guidati dal professor Giovanni Bianucci. Quando la balenottera è morta, la Puglia era un arcipelago di isole e un canale marino, profondo anche 600 metri, univa l’attuale Mar Jonio con il Mare Adriatico.

Ritrovata nel 2006 da un agricoltore, sulle sponde della diga di San Giuliano, a pochi chilometri da Matera, la balena è stata oggetto di un lungo e complesso intervento di recupero, ostacolato dall’innalzamento del livello delle acque nel bacino artificiale. L’ultimo frammento del fossile è stato recuperato nel 2013; da allora i resti sono stati collocati in casse, in attesa del restauro e della contestuale musealizzazione, e posti nei giardini del Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera.

Il 29 marzo 2021 sono state avviate le operazioni mirate allo studio e alla valorizzazione dei reperti. All’opera un gruppo di lavoro interdisciplinare, nato da un protocollo d’intesa siglato, nel mese di settembre del 2020, tra le varie istituzioni per lo studio ed il restauro, ai fini della musealizzazione e della valorizzazione, dei resti della balena fossile: l’architetto Annamaria Mauro, direttrice del Museo Nazionale di Matera, insieme all’architetto Francesco Canestrini, dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, Giorgio Sobrà, direttore della Scuola di Alta Formazione e Studio ICR – sede di Matera, Giovanni Bianucci, paleontologo del  dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Domenico Bennardi, Sindaco di Matera.

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